La promozione alla salute attraverso temi universali coerenti con lo scoutismo

NEWS – Laboratorio Nutriscout

Il progetto Nutriscout sta andando avanti. Lo scorso 4 giugno, il Laboratorio si è riunito per impostare lo schema di educazione alimentare presentato ad alcuni Gruppi di Scout nel corso dei Campi estivi. Il Laboratorio è costituito da Capi Scout(adulti che hanno completato il percorso di formazione previsto dall’Agesci) e da un’ equipe di esperti formata da A. Boccanelli, Marcello Marcelli, Gian Francesco Mureddu e Luigi Palmieri(ISS). A conclusione del test, che ha avuto luogo in alcuni campi scout della scorsa estate, il Laboratorio si riunirà a fine ottobre per analizzare i risultati dei questionari somministrati ai ragazzi sulle loro abitudini alimentari ,per avviare la fase di coinvolgimento delle famiglie in tale percorso e per allargare l’iniziativa ad altri Gruppi Scout della Regione Lazio.

Abstract Progetto Nutriscout

RAZIONALE DEL PROGETTO

Il comportamento alimentare è determinato da diversi fattori, interindividuali e intraindividuali.

Fattori antropologici e culturali: le tradizioni locali, i modelli culturali, i valori, le mode, la religione, il linguaggio, il livello di istruzione, la preoccupazione per la salute, le conoscenze acquisite sul cibo.

Ambiente fisico: la località, il clima, le condizioni igienico-sanitarie, l’abitazione, la disponibilità e varietà dei prodotti alimentari .

Genetica, bisogni biologici e stato fisiologico. Esistono meccanismi innati di omeostasi che segnalano al cervello il deficit di nutrienti e fanno scatenare il senso della fame e della sete . Si ipotizza che i soggetti obesi non riconoscano i segnali fisiologici di fame e sazietà . Inoltre alcune patologie possono interferire sulla quantità e qualità del cibo consumato.

Stato emotivo. Le emozioni influenzano in modo rilevante il rapporto con il cibo: le emozioni negative (l’ansia, la depressione, la rabbia) o lo stress determinano, in particolare nei soggetto obesi e nei soggetti sottoposti cronicamente a restrizione alimentare, un risposta di iperalimentazione come forma di conforto. Inoltre, in rapporto allo stato emotivo, si predilige il consumo di determinati alimenti (secondo alcuni studi gli individui depressi consumano fino al 50% di cioccolata in più al mese rispetto agli altri).

Gusto. Le preferenze alimentari sono il risultato di una combinazione di fattori genetici e ambientali. E’ stato dimostrato che nei bambini c’è una sostanziale somiglianza nelle preferenze di gusto, che in qualche modo trascende le differenze culturali: quasi universalmente i bambini preferiscono cibi ad alto contenuto di grassi e dolci e non gradiscono cibi amari o acidi.. Il gusto o la risposta alle proprietà sensoriali di un alimento sono percepiti dai consumatori come i maggiori predittori di scelta alimentare, in assenza di vincoli economici o di disponibilità. La percezione del sapore include l’integrazione di molte modalità sensoriali (gusto, olfatto), oltre che l’aspetto, la consistenza, la temperatura, il contenuto di grassi.

L’obesità è una patologia cronica caratterizzata da un significativo aumento della morbilità con ripercussioni gravi sulla aspettativa e sulla qualità di vita

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il sovrappeso e l’obesità come condizioni caratterizzate da un accumulo anomalo o eccessivo di grasso tale da costituire un rischio per la salute. Si parla di obesità se la massa grassa è superiore al 25% nell’uomo o al 35% nella donna di media età.

Dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità rilevano che l’86% delle morti e il 75% della spesa sanitaria in Europa e in Italia sono determinate da patologie croniche, dovute a 4 principali fattori di rischio: fumo, abuso di alcol, scorretta alimentazione e inattività fisica.

Queste ultime due condizioni costituiscono la causa principale del continuo aumento della prevalenza di sovrappeso e di obesità nelle popolazioni occidentali e in quelle in via di sviluppo, che ha raggiunto le proporzioni di un’epidemia: globalmente nel 2008 il 35% delle persone con età superiore a 20 anni erano in sovrappeso (1,5 miliardi) e l’11% erano obese (200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne)

In particolare in Italia la prevalenza di sovrappeso nel 2008 era del 49,2%, mentre la prevalenza di obesità del 17,2% rispetto alla popolazione totale.

Le conseguenze dell’eccesso di peso includono un aumentato rischio di sviluppare diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa, dislipidemia, osteoartrite, alcuni tipi di tumore, malattie respiratorie (sindrome delle apnee ostruttive del sonno), problemi psicosociali, limitazioni funzionali, disabilità fisiche e una generale riduzione della qualità della vita. L’obesità è legata in generale a una minore aspettativa di vita

La gestione e il trattamento dell’obesità hanno come obiettivo la perdita di peso, la riduzione del rischio cardiovascolare e più in generale il miglioramento globale dello stato di salute.

La Promozione della salute riguardo sovrappeso e obesità ha come primo obiettivo quello di ristabilire o instaurare abitudini alimentari corrette e far riprendere un’attività fisica compatibile con le condizioni dell’ individuo:. Inoltre ogni intervento educativo, praticato sia nell’ambito delle istituzioni pubbliche che private, dovrebbe sempre fornire un’informazione chiara e completa. Tale intervento integrato, se adeguato, ha il vantaggio di correggere gli errori comportamentali.

PRIMO TEMA : Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua, la quale è molto utile, umile, preziosa e casta..   Sii come l’acqua, cerca di adattarti ad ogni situazione. Se il tuo avversario si apre, chiuditi. Se lui si chiude, apriti. (Bruce Lee)

L’ acqua, fonte di vita. Il messaggio ecologico del rispetto dell’ ambiente (acqua pura, ciclo dell’ acqua) ma anche messaggio “sul campo” (impara a organizzare le scorte d’ acqua) e soprattutto messaggio nutrizionale di promozione alla salute: Bevi acqua ed evita il consumo di soft drinks ricche di zuccheri e di calorie “vuote”.

Cosa fare: In cambusa solo acqua

Secondo il Manifesto di Lisbona del 1998(1) l’acqua in quanto fonte di vita insostituibile per l’ecosistema, è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. E’ patrimonio dell’umanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. L’agricoltura, l’industria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere « insostituibile » significa che l’insieme di una comunità umana – ed ogni suo membro – deve avere il diritto di accesso all’acqua, e in particolare, all’acqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche. L’acqua non è paragonabile a nessun altra risorsa: non può essere oggetto di scambio commerciale di tipo lucrativo .

Non stupisce questa grande attenzione visto che il nostro organismo contiene circa il 65% di acqua, che ne è quindi componente predominante, prezioso patrimonio biologico tenuto costante nel tempo attraverso sistemi complessi di segnali di richiesta e di meccanismi intelligenti di eliminazione.

I soft drinks: oltre alla penetrazione sul mercato dell’acqua minerale, è evidente come siano gradualmente aumentati i consumi di bevande che spesso apportano anche nutrienti come il glucosio. Il consumo di soft drinks, ed in particolare di bevande carbonate, fugge così al ruolo essenziale di mantenimento del bilancio idrico e si identifica in un consumo edonistico. Si assiste così ad un drammatico incremento nell’assunzione di soft drinks anche nei bambini in età prescolare, scolare e negli adolescenti (1). Questo tipo di consumo purtroppo sposta e sostituisce l’assunzione di bevande-alimento migliori dal punto di vista nutrizionale come il latte. Un ridotto introito di calcio negli anni critici per la costruzione del patrimonio osseo può esporre pertanto i bambini a rischio di osteoporosi (2,3).

Le bevande carbonate forniscono anche zucchero ed hanno quindi un apporto calorico non trascurabile che può contribuire ad incremento ponderale. Per sottolineare il forte impatto energetico dei soft drinks basti pensare che per una persona sana di 65 kg che assume una dieta equilibrata ed esercita regolarmente attività fisica, l’assunzione di circa 500 ml di soft drinks ogni giorno può contribuire ad un surplus calorico equivalente ad un incremento ponderale di circa 12 kg in un anno.

Infatti, i bambini in età scolare che consumano soft drinks hanno in media un intake calorico giornaliero di 2018 kcal contro le 1830 Kcal dei bambini che non ne consumano (4). Oltre a favorire calorie in eccesso, un elevato consumo di bevande carbonate è stato associato a carie dentali, diabete, calcolosi renale, malattie cardiovascolari, osteoporosi ed obesità.

I distributori automatici nelle scuole pongono alcuni problemi legati all’erogazione di Competitive Food, ossia di cibi in competizione con il consumo di cibi sani secondo le tabelle di una corretta ristorazione scolastica e quindi in competizione con l’equilibrio nutrizionale dei pasti. Tale erogazione può contribuire ad eccessi nutrizionali e fornire inoltre un messaggio fuorviante e certamente non educativo.

SECONDO TEMA: E Come sa di sale lo pane altrui…….Riduci il consumo di sale.

Ci dev’essere qualcosa di stranamente sacro nel sale. Lo ritroviamo nelle nostre lacrime e nel mare.

Kahlil Gibran, Sabbia e spuma, 1926

Prima del frigorifero il sale era usato come conservante , era il “salario” prezioso. Da conservante a condimento. E’ noto il legame tra consumo di sale ed ipertensione, e l’ organizzazione Mondiale della sanità pone solo 5 grammi come consumo quotidiano. D’ altro conto l’ antico cacciatore-raccoglitore non usava il sale nella sua alimentazione.

Cosa fare: Un giorno sciapo. In cambusa almeno un giorno si preparano pasti senza sale aggiunto.

Per migliaia di anni il sale come unica sostanza antisettico- conservante ha svolto un ruolo essenziale nello sviluppo della civiltà, e per il controllo delle fonti di approvvigionamento sono state combattute guerre cruente. Probabilmente nelle ere remote, vivendo l’uomo in un clima temperato-tropicale a disponibilità alimentare relativamente facile ed immediata, la salagione non era necessaria ,tanto è vero che gli antichi idiomi nemmeno contemplano un termine corrente per la parola, cosi’ come il sanscrito e le altre lingue di ceppo indo-europeo.

Nelle migrazioni verso climi più freddi e con cicli stagionali tali da rendere comunque difficile lo approvvigionamento, la necessità di un conservante per assicurare una disponibilità continua delle fonti proteiche si è fatta più stringente. Il termine Salarium ci ricorda l’ uso di retribuire direttamente con la preziosa sostanza nella antica Roma, e del resto bisogna risalire alla II metà del 19 secolo per vedere regredire l’uso della salagione , quando Dupont nel 1920 sintetizzo’ il freon. Da allora nel 1925 i refrigeratori si diffusero nel mondo anglosassone, poi negli anni 50 in Europa; per questo motivo, e per le campagne dimostrative contro l’abuso, negli ultimi decenni si è assistito ad un graduale decremento dell’ uso di sale in Europa.

Vi sono evidenze sperimentali, epidemiologiche e cliniche riguardo il rapporto tra consumo di sale e genesi della ipertensione, benchè studi anche recenti abbiano focalizzato l’interesse anche su altri nutrienti o alimenti o modelli alimentari: diversi livelli di introito di potassio, calcio, magnesio, acidi grassi poliinsaturi e saturi, alcool, la stessa aliquota energetica, influirebbero sulla P.A.

Tra la popolazione adulta italiana, il consumo medio di sale al giorno è pari negli uomini a 10,9 g/24h e nelle donne a 8,6 g/24h . È quanto emerge dai risultati preliminari del progetto Minisal-Gircsi, raccolti in 15 Regioni italiane su 1519 uomini e 1450 donne di età compresa tra i 35 e i 79 anni . Questi valori sono ben oltre l’apporto di sodio raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità che esorta a non consumare quotidianamente più di 5 grammi di sale (circa 85 mmoli di sodio) . Infatti, l’evidenza scientifica disponibile sugli effetti negativi che il consumo eccessivo di sale ha sulla salute è ben documentata per il rischio di malattie cardiovascolari ictus e dei tumori .

TERZO TEMA: Laudato sii, o mio Signore, per nostra Madre Terra, la quale ci sostenta e governa e produce diversi frutti con coloriti fiori ed erba. 5 porzioni di frutta e verdura: l’ uomo raccoglitore e cacciatore , poi agricoltore e pastore

“E questa cosa sarebbe?” “Sarebbe lattuga” “…Lattuga?” “Sì, è una verdura, fa parte dei quattro principali gruppi alimentari!” “Ce li ho io i quattro principali gruppi alimentari: fagioli, pancetta, whisky e  lardo!” (dal film “Atlantis – L’impero perduto”)

Frutta e verdure sono elementi importanti di una dieta salutare e bilanciata, sia che vengano consumate in uno dei pasti principali o come spuntino. Inoltre sono fonte di vitamine, minerali e fibre, di una certa quantità di energia. Diversi studi epidemiologici hanno evidenziato che l’assunzione di elevate quantità di frutta e verdure è associata ad un basso rischio dimalattie cardiovascolari diabete e di alcuni tipi di tumore

Cosa fare: prevedere almeno 4 giorni con 5 porzioni di frutta e verdura

Frutta e verdure sono elementi importanti di una dieta salutare e bilanciata, sia che vengano consumate in uno dei pasti principali o come spuntino. Per noi sono fonte di vitamine, minerali e fibre, di una certa quantità di energia (prevalentemente sotto forma di zuccheri), inoltre sono fonte di altri componenti minori, spesso definiti fitochimici o prodotti secondari delle piante, che sono potenzialmente benefici per la nostra salute. Degli studi epidemiologici hanno evidenziato che l’assunzione di elevate quantità di frutta e verdure è associata ad un basso rischio di malattie croniche; in particolare di malattie cardiovascolari , del diabete tipo 2 e di alcuni tipi di cancro come ad esempio quelli di bocca, faringe, laringe, esofago, stomaco e polmone .  Si è cercato di stimare il contributo del basso consumo di frutta e verdura sull’incidenza di alcune malattie. L’analisi più recente nell’Unione europea risale al 1997; è stato stimato che l’8,3% delle patologie nella UE-15 poteva essere attribuito ad una nutrizione inadeguata, in particolare il basso apporto di frutta e verdura era la causa del 3,5% delle malattie . L’OMS ha stimato che, nel 2004, il 2,4% delle malattie nella regione europea dell’OMS era attribuibile al basso apporto di frutta e verdura (Tabella 1) .

Tabella 1 – I 10 principali rischi sanitari e la stima del loro contributo relativo all’insorgere della malattia

Fattore di rischio

Impatto delle patologie (%)

  1. Uso di tabacco
11.7
  1. Uso di alcol
11.4
  1. Ipertensione arteriosa
11.3
  1. Sovrappeso e obesità
7.8
  1. Colesterolo elevato
5.9
  1. Inattività fisica
5.5
  1. Iperglicemia
4.8
  1. Scarsa assunzione di frutta e verdura
2.4
  1. Rischi occupazionali
1.7
  1. Abuso di farmaci
1.6

QUARTO TEMA : Fagioli e pasta per un pranzo è quanto basta…Riso e fagioli fan crescere i figliuoli: ll pasto monopiatto e la dieta mediterranea: cereali e legumi.

Trinità: “I fagioli comunque erano uno schifo!” (Dopo aver ripulito una pentola di fagioli  (Dal film “lo Chiamavano Trinità”)

La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, legumi, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie. E’ considerata fortemente protettiva verso patologie cardiovascolari e tumori. La pasta e legumi come piatto unico in particolare fornisce elevate quote proteiche integrate di particolare valore biologico e contribuisce a ridurre il consumo di carni rosse, pur con un buon apporto di ferro.

Cosa fare: Prevedere almeno 2 pasti con pasta e legumi secchi

Un’alimentazione ricca in cereali, legumi – insieme ad ortaggi e frutta -protegge dalla comparsa di numerose malattie molto diffuse, come i tumori e le malattie cardiovascolari, alcune le malattie dell’apparato respiratorio e dell’apparato digerente.

I cereali sono piante erbacee, dai cui frutti è possibile ricavare farina. Essi rappresentano l’alimento principale in molti paesi in via di sviluppo, ma anche in quelli più sviluppati occupano un ruolo primario nell’alimentazione. I più diffusi, in ordine, sono:

mais, specialmente in Nord America, Sud America e Africa;

frumento (grano e farro), nelle regioni a clima temperato, come l’Italia;

riso, nelle regioni a clima tropicale;

orzo, usato soprattuto come mangime e per la produzione della birra;

e poi sorgo e miglio (Asia e Africa), avena (Scozia), segale (zone a clima freddo).

Caratteristica primaria dei cereali è quella di fornire energia “a lento rilascio”, che dà al corpo un senso di sazietà prolungato. Ottimi dunque per chi è a dieta, per chi fa sport e chi necessita, come gli studenti o i lavoratori della conoscenza, di un’attenzione prolugata.

I cereali sono ricchi soprattutto di carboidrati – sotto forma di amido – poi di proteine e di fibre (specialmente se integrali), ma hanno anche una certa quantità di grassi.

I legumi – come i fagioli, i ceci, i piselli, la soia, le lenticchie o le fave- sono anch’essi ricchi di amido (50 per cento del peso secco) e di fibra, ma contengono anche una dose di proteine ancora maggiore: dal 25 al 40 per cento. Pochi sono i grassi, circa il 3 per cento, mentre non mancano discrete quantità di sali minerali e di vitamine.
I legumi freschi sono più ricchi di acqua, e quindi meno calorici, rispetto a quelli secchi, ma sono anche meno ricchi. Prima di cuocerli, i prodotti secchi devono essere lasciati a bagno nell’acqua almeno 12 ore, cambiando l’acqua 3 o 4 volte, anche per eliminare le sostanze che ne rendono più difficile la digestione. . I legumi, in combinazione coi cereali, sono infatti in grado di coprire il totale fabbisogno proteico giornaliero. Sostituendo fonti vegetali di proteine a quelle animali, si riduce moltissimo l’assunzione di grassi saturi e colesterolo. E a parità di peso iniziale, le proteine dei legumi sono molto più sazianti e meno caloriche, rispetto a quelle della carne.

Eppure che è la fame? Un vizio! E’ tutta un’impressione! …

Ah, se nun c’avessero abbituati a magnà, da regazzini!!”

(Franco Citti  in “Accattone”)

clicca qui per scaricare la locandina del 5 Marzo (prima presentazione del progetto)

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *